Quali criticità incontrano le Organizzazioni che vogliono certificarsi per la parità di genere?

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A più di un anno di distanza dall’uscita della Prassi UNI PDR 125 sulla parità di genere, è arrivato il momento di fare un po’ il punto della situazione.

Per questo abbiamo intervistato Silvia Calderini, Founding Partner GruppoRES, Senior Consultant sui Sistemi di Gestione, Lead Auditor Gendere EQ Protocol e UNI PDR 125:2022.

Silvia, raccontaci della tua esperienza rispetto alle attività svolte come consulente ma anche come Auditor di terza parte su questo sistema.

Ho fatto una classifica di quelle che sono le 10 criticità o difficoltà che sia da consulente che da auditor in fase di certificazione ho riscontrato all’interno delle Organizzazioni. Difficoltà che ovviamente non sono tutte presenti nella stessa Organizzazione, ma che più o meno ricorrono nell’affrontare il percorso verso la parità di genere.

A questo punto non tenerci sulle spine, puoi scendere nel merito delle criticità che hai individuato e raccontarcele?

La prima e importante difficoltà è quella di capire che la parità di genere va affrontata con un approccio sistemico; quindi, più come se fosse un film che non una fotografia. La fotografia fissa nel tempo delle azioni e dell’attività, che poi rischiano di diventare obsolete ed ingiallire, di sbiadire; mentre il film è un processo dinamico, che prevede una regia: mette insieme persone, procedure, politiche, strategie e risorse, adattandosi continuamente al contesto in cui opera l’Organizzazione. Si evolve ma si mantiene attivo nel tempo.

Seconda criticità: è la classica coperta che lascia scoperto un pezzo; si pensa di essere al coperto appunto, in realtà i piedi spuntano fuori dalla coperta. Mi riferisco in questo caso al tema della formazione: la prassi lo chiede esplicitamente per tutti i ruoli a tutti i livelli su una serie di tematiche (unconscious bias, parità di genere, linguaggio inclusivo, etc). Spesso quello che si incontra in questo caso in azienda è una formazione fatta a macchia di leopardo che ricopre solo alcuni livelli e magari neanche su tutte le tematiche.

Terza criticità: una politica per tutte le stagioni. La classica politica sulla parità di genere, che va bene per tutte le organizzazioni e per tutte le stagioni. La politica deve raccontare qualcosa della mia Organizzazione, deve dire come la mia Organizzazione si orienta rispetto ai temi della parità di genere o della diversità e inclusione. Non deve essere il copia incolla standardizzato di politiche lette. Meglio meno parole, ma scritte in maniera veritiera e profondamente rispondente al contesto aziendale.

Quarta criticità: i fantasmi. Il comitato guida è spesso composto da persone che sembrano come i fantasmi… si aggirano in azienda…si vedono e non si vedono…. Si tratta magari di persone che si sono trovate le “stellette sulla giacca”, che sono state nominate, ma nessuno le vede, nessuno le sente. Grave è che queste stesse persone non sanno e non hanno cognizione di che cosa voglia dire far parte del comitato guida. Ricordiamolo: il comitato guida è uno degli organi fondamentali nella Prassi, che ha una valenza molto operativa. È composto almeno al minimo dall’amministratore delegato o da un rappresentante della proprietà e dal responsabile delle risorse umane o facente funzione.

Quinta criticità: uso un’immagine… quella di una bicicletta senza ruote e senza sella. Cosa ce ne facciamo di una bicicletta che non si muove? Spesso manca un elemento nei sistemi UNI PDR che non viene considerato all’interno del percorso e che viene spesso trascurato: la valutazione del rischio molestie. La prassi in questo caso è molto puntuale bisogna fare una valutazione del rischio molestie ai sensi della normativa sulla sicurezza sul lavoro, che non è da confondere con la valutazione del rischio stress lavoro correlato.

Sesta criticità: il tema del monitoraggio dei dati. Abbiamo tanti ingredienti, tanti dati a disposizione, ma avere tanti dati non significa avere un sistema di monitoraggio. Non è sufficiente dire “se serve qualcosa ce l’ho a disposizione, apro il cassetto e lo prendo” …. il sistema di monitoraggio di cui parla la UNI PDR è un sistema appunto, un meccanismo che definisce chi raccoglie quali dati, con quale periodicità, con quale finalità, chi li analizza e quali decisioni vengono prese sulla base dei dati rilevati.

Settima criticità: guardiamo lontano? Spesso non si declina all’interno dell’organizzazione un tema importante, cioè quello della comunicazione. Se parliamo di comunicazione, le aziende subito pensano a divulgare i temi della parità di genere giustamente e legittimamente al di fuori dell’Organizzazione, ma c’è tutto un tessuto di informazione e di comunicazione che va intessuto all’interno, per esempio sulle politiche retributive, sul welfare laddove esiste, sui supporti alla genitorialità e cura, insomma su tutti i temi che riguardano come primi interessato il personale.

Criticità numero otto: spesso la sostanza è più importante della forma. Avete presente quei piatti molto belli, molto ben presentati che però hanno poca sostanza? Ecco il riesame della direzione o la revisione periodica è uno dei momenti topici in cui la direzione guarda il proprio sistema per la parità di genere e sviluppa nuovi obiettivi. Invece talvolta si trovano riesami molto ben presentati ma poco di sostanza. Anche in questo caso è meglio scrivere poche cose ma coerenti con il contesto aziendale, che siano credibili e sostenibili. Less is more.

Criticità numero nove: immaginatevi una sedia con tre gambe che evidentemente non sta in piedi. Il tema dei KPI che ogni azienda considera a seconda del proprio cluster dimensionale è un tema rilevante. Non è sufficiente dire a quale KPI si assegna il punteggio. È importante argomentare, dare informazioni verificabili. Gli auditor non si basano unicamente su quello che l’azienda dichiara essersi attribuita come punteggio, ma vanno a verificare la fonte del dato per capire se i criteri seguiti per assegnarsi i KPI sono criteri fondati, argomentabile e sostenibili. Quindi occorre che, come una sedia, deve avere tutte e 4 le gambe per stare in piedi, anche la mappatura dei KPI deve avere tutte le argomentazioni fondanti per “stare in piedi”.

Ultima criticità: l’audit. Le Organizzazioni arrivano allo Stage 1 senza aver fatto un Internal Audit. L’Internal Audit è un momento estremamente importante nel quale l’azienda verifica i propri processi e mette in atto le azioni correttive o migliorative a seguito delle criticità che ha rilevato. Attenzione perché l’audit interno, la prassi prevede venga condotto da personale con determinate competenze ed esperienza.

Ma quindi, alla luce di tutte queste criticità emerse e da te evidenziate, cosa consigli alle Organizzazioni?

Un consiglio semplice ma efficace: stabilite una cabina di regia. Ricordate che non basta fleggare la nostra to do list della parità di genere, occorre che le azioni che mettiamo in campo siano governate e si stabiliscano regole che governino l’agire.

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