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Rischio microclima in ambienti di lavoro: che cos’è e come si valuta

Rischio_microclima

Un ambiente di lavoro confortevole e salubre è uno dei fattori fondamentali per il benessere e la produttività dei lavoratori. Per raggiungere questo obiettivo, bisogna curare il microclima nei luoghi di lavoro, riducendo così il rischio di incidenti e malattie professionali. 

Cosa si intende per microclima sui luoghi di lavoro

Il termine microclima si riferisce all’insieme delle condizioni ambientali di un determinato spazio di lavoro, come la temperatura, l’umidità e la qualità termo-igrometrica dell’aria, che influenzano lo scambio termico tra il corpo umano e l’ambiente circostante. Il benessere termoigrometrico dei lavoratori dipende anche dal loro comfort termico e livello di umidità percepito. Un microclima ottimale è essenziale per mantenere condizioni di lavoro sicure, conformi agli standard normativi. 

Quali sono i rischi per i lavoratori

Un microclima inadeguato può causare diversi disagi ai lavoratori, se si tratta di un microclima “moderato”, e addirittura arrivare a creare seri problemi di sicurezza, se si tratta di un microclima “severo” (caldo o freddo). 

Cattive condizioni microclimatiche possono causare una serie di problemi di salute, tra cui: 

  • stress termico: colpi di calore, disidratazione, affaticamento;
  • malattie respiratorie: raffreddore, influenza, infezioni;
  • riduzione della produttività: difficoltà di concentrazione, errori, infortuni;
  • assenteismo: aumento dei giorni di malattia.

Un ambiente con scarsa aerazione può comportare un aumento dei livelli di umidità, rendendo l’aria pesante e difficile da respirare.   

Quali sono i fattori che influenzano il microclima?

I principali fattori che influenzano il microclima sono: 

  • temperatura dell’aria: la temperatura ideale per il comfort termico si aggira tra i 18°C e i 25°C, a seconda della stagione;
  • umidità relativa: l’umidità relativa ideale si aggira tra il 40% e il 60%;
  • velocità dell’aria: la velocità dell’aria non dovrebbe superare i 0,15 m/s;
  • temperatura media radiante: ossia la temperatura media di pavimento, soffitto e pareti;
  • presenza di inquinanti: fumo, polveri, gas, odori possono influenzare negativamente la qualità dell’aria. 

Il caldo o freddo percepito dai lavoratori, inoltre, è influenzato dal tempo di permanenza nell’ambiente di lavoro (con le eventuali pause), dalla resistenza termica dell’abbigliamento indossato e dal dispendio metabolico (ossia la “fatica”) richiesta dal tipo di attività svolta. 

Come si valuta il rischio microclima?

La valutazione del rischio microclima deve essere parte integrante del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi), obbligatorio ai sensi del D.Lgs. 81/2008.  

La valutazione specifica sul microclima si basa su specifici indici di riferimento, differenziati a seconda della tipologia di ambiente: 

  • ambiente moderato: indici PMV (Voto Medio Previsto) e PPD (Percentuale Prevista di Insoddisfazione), di cui alla norma UNI 7730; 
  • ambiente severo caldo: Heat Index (Indice di calore), WBGT (temperatura di bulbo umido e globotermometro, norma UNI 7243), PHS (stress da calore previsto, norma UNI 7933); 
  • ambiente severo freddo: IREQ (Norma UNI 11079). 

Per una corretta valutazione, è essenziale misurare la temperatura e l’umidità, nonché conoscere i parametri legati alla resistenza termica dell’abbigliamento e al dispendio metabolico legato al tipo di attività svolta. È importante effettuare queste misurazioni in diverse condizioni operative e stagionali per avere un quadro completo e accurato del microclima. 

La valutazione del rischio microclima deve essere effettuata da un tecnico competente, che tenga conto dei diversi parametri di cui sopra, e possa effettuare gli opportuni rilievi strumentali con termometri, igrometri, anemometri, ecc.  

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro?

Il datore di lavoro ha l’obbligo di:

  • valutare il rischio microclima negli ambienti di lavoro;
  • adottare le misure necessarie per eliminare o ridurre il rischio microclima;
  • formare e informare i lavoratori sui rischi microclima e sulle misure di prevenzione;
  • sorvegliare l’efficacia delle misure di prevenzione adottate.

Esempi pratici di misure per il controllo del rischio microclima sono, a carattere generale, da declinare in base agli esiti della valutazione:

  • installazione di sistemi di climatizzazione: condizionatori, impianti di riscaldamento, ventilatori;
  • coibentazione degli ambienti di lavoro;
  • controllo delle fonti di calore;
  • arieggiatura naturale o meccanica degli ambienti di lavoro;
  • pulizia e manutenzione degli impianti di climatizzazione;
  • utilizzo di indumenti adeguati all’attività lavorativa e alle condizioni climatiche;
  • sorveglianza sanitaria, in caso di esposizione ad ambienti severi.

Clima di lavoro: benessere e produttività in azienda

Oltre agli obblighi legali, investire nel miglioramento del microclima può portare a una serie di benefici per l’azienda, tra cui: 

  • riduzione dell’assenteismo: i lavoratori sani possono risultare meno soggetti a malattie e infortuni;
  • aumento della produttività: i lavoratori che si sentono a proprio agio nell’ambiente di lavoro sono tendenzialmente più concentrati e performanti;
  • miglioramento del morale dei lavoratori: un ambiente di lavoro confortevole contribuisce a creare un clima lavorativo positivo e motivante;
  • miglioramento della propria brand reputation: un’azienda attenta alla salute e al benessere dei propri lavoratori è un’azienda che gode di una migliore reputazione. 

In conclusione, il controllo del rischio microclima è un aspetto importante della gestione della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.  

 

Servizi di Gruppo RES

Valutazione del rischio sia moderato sia severo caldo sia severo freddo.

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