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I Reati Presupposto tra le novità del Decreto 231/2001

L’elenco dei reati presupposto di responsabilità amministrativa degli Enti, lo sappiamo bene, è costantemente soggetto a modifiche legislative. Recentemente nuove normative intervenute nel nostro panorama legislativo hanno avuto risvolti anche all’interno del D.lgs. 231/2001. Vediamo di cosa di tratta e in quali famiglie di reato hanno impattato.  

Che cosa sono i reati presupposti?

Il reato presupposto è un reato propedeutico per la commissione di un altro atto colposo. Il reato presupposto è un crimine che rappresenta la condizione necessaria, la motivazione affinché possa realizzarsi un ulteriore reato (per esempio reato di ricettazione, reato di riciclaggio etc.).  

Dove eravamo rimasti con le novità in tema di reati presupposto?

Le ultime novità riguardavano l’introduzione all’interno del c.d. “catalogo 231” delle seguenti famiglie di reato:

  • Delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti (art. 25-octies.1)
  • Delitti contro il patrimonio culturale (art. 25-septiesdecies)
  • Riciclaggio di beni culturali e devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici (art. 25-duodevicies)

In particolare, nell’art. 25-octies.1, sono stati introdotti i seguenti reati presupposto:

  1. art. 493-ter c.p. – Reato di Indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti, che punisce la condotta di chi falsifica, altera o trae profitto per sé o per altri, cede o acquisisce carte di credito o di pagamento, e qualsiasi altro documento analogo di pagamento diverso dai contanti;

    L’ente potrà essere ritenuto responsabile e condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria da 300 a 800 quote.

  2. art. 493-quater c.p.Reato di Detenzione e diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a commettere reati riguardanti strumenti di pagamento diversi dai contanti, che punisce chi produce, importa, esporta, vende, trasporta, distribuisce, mette a disposizione o in qualsiasi modo procura a sé o ad altri, apparecchiature, dispositivi o programmi informatici costruiti principalmente per commettere tali reati.

    L’ente potrà essere ritenuto responsabile e condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria di 500 quote.

  3. art. 640-ter c.p.Reato di Frode informatica, che punisce chi produce un trasferimento di denaro, di valore monetario o di valuta virtuale, ai danni dello Stato o di altro ente pubblico o privato.

    L’ente potrà essere ritenuto responsabile e condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria di 500 quote.

All’art. 25-septiesdecies.1 e successivo art. 25-duodevicies vengono ampliati i reati presupposto a danno del patrimonio culturale.

Quali illeciti sono individuati?

  1. art. 518-ter c.p.Reato di Appropriazione indebita di beni culturali; art. 518-decies c.p.Reato di Importazione illecita di beni culturali; art. 518-undecies c.p.Reato di Uscita o esportazione illecite di beni culturali.

    L’ente potrà essere ritenuto responsabile e condannato al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 500 quote.

  2. art. 518-sexies c.p.Reato di Riciclaggio di beni culturali.

    L’ente potrà essere ritenuto responsabile e condannato al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 500  a 1000 quote.

  3. art 518-duodecies c.p.Reato di Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali e paesaggistici; art. 518-qua terdecies c.p.Reato di Contraffazione di opere d’arte.

    L’ente potrà essere ritenuto responsabile e condannato al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 300 a 700 quote.

  4. art. 518-bis c.p. – Reato di Furto di beni culturali; art. 518-quater c.p.Reato di Ricettazione di beni culturali; art. 518-octies c.p.Reato di Falsificazione in scrittura privata relativa a beni culturali.

    L’ente potrà essere ritenuto responsabile e condannato al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 900 quote.

Quali sono le recentissime novità legislative che hanno avuto un impatto all’interno del D.Lgs. 231/2001 e che hanno apportato modifiche in tema di reati presupposto?

ARTICOLO AGGIORNATO AL 12.03.2024

Legge 9 ottobre 2023 n. 137 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 105, recante disposizioni urgenti in materia di processo penale, di processo civile, di contrasto agli incendi boschivi, di recupero dalle tossicodipendenze, di salute e di cultura, nonché in materia di personale della magistratura e della pubblica amministrazione”

Tale normativa ha ampliato i reati presupposto rientranti in due famiglie di reato già presenti nel c.d. “catalogo 231”:

  • indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico (art. 24);
  • ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio (art. 25-octies).

Più precisamente, all’interno dell’art. 24 D.lgs. 231/2001 vengono aggiunti due riferimenti ad articoli del codice penale e dunque le fattispecie integrate nel novero dei reati presupposto sono:

  1. art. 353 c.p. – Turbata libertà degli incanti, che punisce chiunque con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni, ovvero ne allontanagli offerenti

    Reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.

    Se il colpevole è persona preposta dalla legge o dall’Autorità agli incanti o alle licitazioni suddette, la reclusione è da uno a cinque anni e la multa da euro 516 a euro 2.065

    Le pene stabilite in questo articolo si applicano anche nel caso di licitazioni private per conto di privati, dirette da un pubblico ufficiale o da persona legalmente autorizzata, ma sono ridotte alla metà.

  2. art. 353-bis c.p. – Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, punisce chiunque con violenze o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione.

    Reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.

    All’interno dell’art. 25-octies viene aggiunto un riferimento ad un articolo del codice penale e dunque è una la fattispecie integrata nel novero dei reati presupposto: art. 512-bis c.p.Trasferimento fraudolento di valori” ai sensi dei quale “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli articoli 648, 648 bis e 648 ter, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

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Legge n.206/2003 “Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy”

La presente Legge, entrata in vigore lo scorso 11 gennaio, interviene a modificare uno dei reati presupposto inclusi nell’art. 25-bis.1 del D.lgs. 231/2001 ovvero la “vendita di prodotti industriali con segni mendaci” di cui all’art. 517 c.p. ampliandone l’applicazione: non è più solamente punita la vendita o la messa in circolazione di opere di ingegno o prodotti con nomi, marchi o segni distintivi atti a indurre in inganno il compratore, ma anche la mera detenzione degli stessi finalizzata alla vendita.


Legge n.6/2024 “Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici e modifiche agli articoli 518–duodecies, 635 e 639 del codice penale”

Lo scorso 8 febbraio è entrata in vigore la Legge n.6/2024 che, con riferimento al catalogo dei reati 231, è intervenuta sull’art. 25-septiesdecies “Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici” di cui all’art. 518-duodecies c.p. circoscrivendone la punibilità: la responsabilità penale di colui che rende i beni culturali o paesaggistici in tutto o in parte non fruibili viene limitata ai soli casi in cui tale fruibilità sia stata normativamente prevista.

Ulteriori iniziative legislative

Il 25 gennaio scorso il Consiglio dei ministri ha approvato un Disegno di Legge («DDL») che interviene in materia di reati informatici e di rafforzamento della cybersicurezza nazionale.

In particolare, con riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti, il DDL intende introdurre delle modifiche ai seguenti reati presupposto previsti dall’ art. 24-bis del Decreto 231:

  • «Accesso abusivo a un sistema informatico o telematico» di cui all’ art. 615- ter c.p.;
  • «Detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, codici e altri mezzi atti all’accesso a sistemi informatici o telematici» di cui all’art. 615-quater c.p.;
  • «Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche» di cui all’art. 617- quater c.p.;
  • «Detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature e di altri mezzi atti a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche» di cui all’art. 617-quinquies c.p.

Sulla base del Comunicato stampa del Consiglio dei ministri le modifiche (sostanziali e processuali), sono preordinate a:

  • un innalzamento delle pene;
  • un ampliamento dei confini del dolo specifico;
  • l’inserimento di aggravanti e/o il divieto di attenuanti per i reati commessi mediante l’utilizzo di apparecchiature informatiche e finalizzati a produrre indebiti vantaggi per chi li commette, a danno altrui o ad accedere abusivamente a sistemi informatici e/o a intercettare/interrompere comunicazioni informatiche e telematiche.

In conclusione

Le modifiche normative sopra menzionate diventano motivo di aggiornamento del Modello 231 già redatti dall’ente sia in termini di integrazione dell’elenco dei reati presupposto che del relativo risk assesment. Se poi la valutazione del rischio associato alla commissione di uno o più dei nuovi reati risultasse significativa, allora il Modello dovrebbe essere aggiornato anche in termini di procedure per la prevenzione di questi reati a rischio significativo.

Ricordiamo che l’iniziativa di modifica/aggiornamento del Modello è responsabilità dell’OdV231, in quanto costituisce uno dei compiti specificamente previsti a suo carico dallo stesso Decreto 231, e al quale spetta altresì valutare di volta in volta se via sia o meno la necessità di adeguare uno o più documenti dell’assetto documentale 231.

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