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Il Piano Nazionale d’Azione per il Radon

PNAR

Il radon, un gas radioattivo naturale, incolore e inodore presente nel terreno, rappresenta una minaccia significativa per la salute pubblica in molti paesi.

Per affrontare questa sfida, è stato emanato il nuovo Piano Nazionale d’Azione per il Radon 2023-2032, in riferimento a quanto previsto dall’articolo 10, comma 1 del D.Lgs 101/2020, in attuazione della Direttiva 2013/59/Euratom.

Il Piano d’Azione Nazionale per il radon mira a monitorare, prevenire e mitigare i rischi associati alla sua esposizione negli edifici, sia abitativi che lavorativi, tutelando così la salute pubblica.

Questo documento non pone in maniera diretta obblighi per i datori di lavoro, ma fornisce un quadro programmatico delle azioni da intraprendere, nell’ottica di individuare:

  • le situazioni di maggiore esposizione;
  • gli strumenti per prevenzione e riduzione della concentrazione del radon indoor;
  • le modalità di informazione/educazione/formazione/divulgazione per la cittadinanza.

Interessa primariamente agli enti pubblici e agli “addetti ai lavori” (esperti radioprotezione, servizi dosimetria, esperti in interventi di risanamento, ecc.), di conseguenza la cittadinanza.

Che cos’è il Piano Nazionale d’Azione per il radon?

Il Piano Nazionale d’Azione per il Radon (PNAR) è un documento strategico che delinea le azioni da intraprendere per ridurre l’esposizione della popolazione al gas radon nell’arco dei prossimi 10 anni.

Le azioni previste includono:

  1. mappatura del territorio nazionale: per identificare le aree a rischio radon;
  2. misurazione e monitoraggio della concentrazione di radon negli edifici: per individuare gli edifici con livelli di radon superiori ai limiti di legge;
  3. interventi di risanamento: per ridurre la concentrazione di radon negli edifici;
  4. informazione e sensibilizzazione del pubblico: campagne di sensibilizzazione e formazione per professionisti del settore edile e sanitario e per far conoscere i rischi del radon e le misure per proteggersi.

Il Piano Nazionale d’Azione per il Radon 2023-2032 è entrato in vigore il 21 febbraio 2024, data di pubblicazione del DPCM 11 gennaio 2024 sulla Gazzetta Ufficiale n.43.

Se dovessimo ripercorrere la normativa di riferimento al PNAR, citiamo:

  • la Direttiva Europea 2013/59/Euratom, che stabilisce norme di base per la protezione contro i rischi derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti;
  • l’articolo 10, comma 1 del D.Lgs 101/2020, che prevedeva l’obbligo di predisposizione entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di un Piano Nazionale D’Azione per il Radon, delineandone le finalità principali.

Quali sono gli obiettivi del Piano Nazionale d’Azione per il radon?

Gli obiettivi specifici di riduzione dell’esposizione al radon presenti nel PNAR e quindi da realizzarsi nei prossimi 10 anni sono:

  • la riduzione della concentrazione di radon nei luoghi di lavoro con concentrazione di radon superiore ai 300 Bq/m3, nel rispetto delle previsioni normativa;
  • la riduzione della concentrazione di radon almeno nel 50% delle abitazioni, ricadenti nelle aree prioritarie nelle quali sia stata riscontrata una concentrazione di radon superiore ai 200 Bq/m3, dando priorità a quelle con concentrazione superiore a 300 Bq/m3;
  • la riduzione della concentrazione di radon almeno nel 50% delle abitazioni del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, ricadenti nelle aree prioritarie, con concentrazione di radon superiore ai 200 Bq/m3, dando priorità a quelle con concentrazione superiore a 300 Bq/m3;
  • la verifica che il livello di concentrazione di radon sia inferiore ai 200 Bq/m3 nelle abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024.

Il primo punto è quello d’interesse per le attività lavorative, e quindi per i datori di lavoro che sono tenuti ad assicurare la protezione dei propri lavoratori.

Gli assi su cui si basa il piano d’azione per il gas radon 

Come è possibile raggiungere gli obiettivi di cui al paragrafo precedente?

Il Piano presenta una struttura che si sviluppa intorno a tre macroaree strategiche, definite nel piano come Assi strategici:

  1. Misurare
  2. Intervenire
  3. Coinvolgere

Asse 1 – Misurare

Condurre misurazioni delle concentrazioni di radon indoor, essenziali per la valutazione della situazione territoriale nazionale e per considerare lo stato di fatto sul quale intervenire.

Definire e raccogliere le azioni dedicate a fornire indicazioni sulle indagini, sui protocolli di misurazione e sulla gestione dei dati di concentrazione di radon indoor, sui livelli prestazionali e le modalità operative e gestionali dei servizi di dosimetria, sulla individuazione delle aree prioritarie, sui luoghi di lavoro e sulle attività lavorative a maggior rischio di esposizione.

Asse 2 – Intervenire

Contrastare i rischi legati al fenomeno del radon indoor, attraverso una serie di azioni mirate e la promozione di sistemi di prevenzione e riduzione negli edifici esistenti e nei nuovi edifici con indicazioni sulla loro progettazione, dall’individuazione dei materiali da costruzione che potrebbero esalare radon, all’indicazione per la riqualificazione degli esperti di risanamento.

Asse 3 – Coinvolgere

Comunicare e diffondere la conoscenza del fenomeno radon, attraverso strategie comunicative efficaci e mirate che prevedono lo sviluppo di piani di formazione rivolti ai lavoratori e ai professionisti della pubblica amministrazione (PA), la realizzazione di progetti didattici rivolti agli studenti, la possibilità di utilizzare forme partecipative da parte del cittadino e la promozione di azioni diffuse di riduzione dell’esposizione al radon nelle abitazioni.

Ognuno dei tre Assi è strutturato in Azioni, a loro volta articolate in Attività.

Quindi ognuno dei tre Assi, prevede un obiettivo che si raggiunge attraverso l’attuazione delle azioni previste. Ogni azione è composta da una parte descrittiva e da una scheda nella quale sono indicate le specifiche Attività previste per la sua attuazione, gli obiettivi, il contesto normativo di riferimento, i soggetti destinatari a cui l’azione è rivolta, i prodotti intesi come risultato concreto dell’azione, gli indicatori per quantificare o individuare il raggiungimento dei risultati attesi, il target per misurare l’esito di realizzazione dell’obiettivo di azione, il soggetto che la coordina, i partecipanti coinvolti e un cronoprogramma con i tempi di realizzazione previsti (programmazione decennale).

Cosa prevede il PNAR per la valutazione del rischio radon 

Per i datori di lavoro, dal PNAR non sorgono “nuovi” obblighi nell’ottica di protezione del proprio personale e dell’eventuale pubblico che potrebbe frequentare i propri luoghi di lavoro, ma sono comunque inserite indicazioni che integrano quelle già previste dalla normativa italiana ed europea.

Di particolare interesse è il campo di applicazione delle disposizioni previste dal D. Lgs. 101/2020 in ottica di esposizione al gas radon nei luoghi di lavoro.

Sin dalla pubblicazione del decreto 101, l’art. 16 faceva rientrare nel campo di applicazione i luoghi di lavoro sotterranei; a questi affiancava altre due categorie di luoghi di lavoro, rispetto alle quali i contenuti del PNAR sono fondamentali:

  • i luoghi di lavoro semisotterranei e i piani terra localizzati nelle aree prioritarie: quest’ultime dovranno essere individuate, sulla base dei criteri forniti dal PNAR entro 24 mesi dalla sua pubblicazione, da parte delle Regioni che attualmente non hanno ancora provveduto (alcune, tra cui la Lombardia, lo hanno già fatto, secondo i criteri transitori previsti dal D. Lgs. 101/2020);
  • specifiche tipologie di luoghi di lavoro che sono state direttamente individuate nel PNAR, vale a dire i locali chiusi con impianti di trattamento per la potabilizzazione dell’acqua in vasca aperta, gli impianti di imbottigliamento delle acque minerali (naturali e di sorgente) e le centrali idroelettriche.

Occorre tenere presente che il principale obbligo dei datori di lavoro in tema radon è la misurazione della concentrazione media annua di radon nelle tipologie di luoghi sopra indicate, con tempistiche prestabilite da parte dell’art. 17 del D.Lgs. 101/2020.

Per i datori di lavoro che dovranno procedere alla misurazione, il PNAR riporta una importante specifica in merito alla scelta dei punti di misura. L’appendice 4.3 riporta una serie di luoghi esentati dalla misurazione:

  • locali di servizio, spogliatoi, bagni, vani tecnici, sottoscala, corridoi;
  • locali a basso fattore di occupazione: minore di 100 ore/anno.

Cosa prevede il PNAR per la formazione

Per quanto concerne l’ambito della formazione dei lavoratori, l’art. 110 del D. Lgs. 101/2020 prevede che il datore di lavoro provveda affinché i dirigenti, i preposti, i lavoratori ricevano un’adeguata informazione, una specifica formazione e un aggiornamento (almeno ogni cinque anni) in relazione ai propri compiti in materia di radioprotezione.

In aggiunta ad essa, si segnala che l’azione 3.3 del PNAR “Sviluppo di un piano formativo rivolto ai lavoratori e alle figure professionali di sicurezza che operano in ambito pubblico e privato” si pone l’obiettivo di predisporre un piano di formazione rivolto ai lavoratori, ai datori di lavoro, agli esercenti, al personale degli uffici tecnici e degli enti responsabili della vigilanza e del controllo, e più in generale a diverse categorie di stakeholders.

Tale piano formativo comprenderà moduli formativi anche per l’erogazione come formazione a distanza asincrona e materiale didattico.

Cosa prevede il PNAR per le misure di prevenzione e protezione

Per quanto riguarda invece la progettazione di interventi mirati alla nuova realizzazione di edifici radon-resistenti o alla riduzione dell’esposizione al gas radon in quelli esistenti, l’appendice 4.4 intende sintetizzare i principali elementi tecnici riferiti alle metodologie di intervento normalmente impiegate nella pratica corrente.

Si ricorda che il D. Lgs. 101/2020 individua negli esperti in interventi di risanamento i soggetti cui i Datori di Lavoro devono affidarsi per l’individuazione delle misure più idonee a ridurre l’esposizione al rischio qualora vengano superati i livelli di riferimento. Nell’ appendice 4.4 il PNAR precisa i contenuti del corso di formazione cui gli esperti in interventi di risanamento radon sono tenuti a partecipare; resta fermo quanto già previsto in merito alla durata di questi corsi (60 ore) da parte dell’allegato II del D. Lgs. 101/2020.

Servizio di misurazione delle concentrazioni di Gas Radon

Possiamo supportare i Datori di Lavoro nella misurazione delle concentrazioni di gas radon e conseguente valutazione del rischio.

Il nostro supporto prevede:

  • la fornitura di dosimetri passivi;
  • un sopralluogo tecnico per lo studio della collocazione e posizionamento dei dosimetri;
  • il ritiro dei dosimetri dopo 6 mesi di giacenza e posizionamento di nuovi dosimetri;
  • lo sviluppo dei dosimetri per la elaborazione dei valori di concentrazione gas radon e la stesura della relazione semestrale;
  • il ritiro dei nuovi dosimetri dopo 6 mesi di giacenza, il loro sviluppo e la stesura della relazione conclusiva.

Nella relazione tecnica, rilasciata, saranno presenti i contenuti normativi, l’indicazione dei livelli di concentramento di radon di riferimento, la descrizione dettagliata della strumentazione, della tecnologia utilizzata e della modalità di calcolo seguite per la valutazione dei valori di concentrazione del radon, i criteri e le modalità di esecuzione delle indagini preliminari e del successivo campionamento, la raccolta dei risultati ottenuti a seguito dello sviluppo dei dosimetri e la documentazione fotografica, con indicazione su layout.

Nelle conclusioni saranno documentati eventuali superamenti dei valori limite previsti dalla Norma e conseguentemente emergerà l’eventuale necessità di interventi di risanamento.

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