La crescente domanda di trasparenza e sostenibilità ha spinto l’Unione Europea a introdurre nuovi standard di rendicontazione ESG attraverso gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards). Con il Regolamento delegato (UE) 2023/2772, l’Unione Europea ha stabilito un quadro obbligatorio che guiderà le imprese nella raccolta e comunicazione delle informazioni su ambiente, sociale e governance, offrendo un sistema chiaro e comparabile per tutti gli stakeholder.
Cosa sono gli ESRS?
Gli ESRS sono standard europei di rendicontazione ESG pensati per supportare le aziende nella comunicazione trasparente delle loro attività in ambito ambientale, sociale e di governance. Adottati tramite il Regolamento delegato (UE) 2023/2772, questi standard forniscono linee guida e requisiti specifici per la preparazione delle informazioni di sostenibilità. Essi definiscono cosa le imprese devono comunicare e come devono farlo, favorendo così un modello di rendicontazione standardizzato che permette una maggiore comparabilità e affidabilità dei dati, contrastando anche fenomeni come il greenwashing.
Gli obiettivi principali degli ESRS
Gli ESRS mirano a rendere la trasparenza un punto centrale nelle politiche aziendali, con l’obiettivo di:
- supportare la fiducia degli investitori: fornendo dati accurati che mostrino in che modo le aziende gestiscono i rischi e le opportunità legati alla sostenibilità;
- ridurre le asimmetrie informative: permettendo ai vari stakeholder di accedere a informazioni dettagliate e confrontabili;
- promuovere una gestione sostenibile: incentivando le imprese ad adottare pratiche che riducono l’impatto ambientale e migliorano il benessere sociale e la governance.
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD): il quadro normativo italiano
Gli ESRS sono parte della più ampia Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la nuova direttiva europea che impone obblighi di rendicontazione di sostenibilità per le grandi aziende e, progressivamente, per piccole e medie imprese quotate. Dal 1° gennaio 2024, le grandi imprese quotate con oltre 500 dipendenti dovranno adottare questi standard, ampliando così l’ambito di applicazione della precedente direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (Direttiva 2013/34/UE).
Lo scorso 30 agosto, la direttiva europea sulla CSRD è stata recepita ufficialmente dall’Italia, con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Salgono quindi da 200 a circa 5.000 le imprese italiane obbligate a rendicontare secondo i nuovi standard, mentre a livello europeo le realtà coinvolte saranno circa 50.000. Dal 1° gennaio 2024 devono rendicontare secondo la CSRD le aziende attualmente soggette agli obblighi della Direttiva sulla Rendicontazione Non Finanziaria (NFRD), negli anni successivi la platea di soggetti obbligati si estenderà anche alle piccole e medie imprese. Tra le principali novità di questo decreto vi sono proprio dei nuovi parametri per definire le PMI quotate. I criteri adottati sono tre e fanno riferimento all’anno fiscale considerato:
- il numero di dipendenti che un’azienda deve avere deve essere non inferiore a 11 e non superiore a 250;
- il patrimonio deve essere superiore a 450 mila euro e inferiore a 25 milioni;
- i ricavi netti delle vendite e delle prestazioni devono essere superiori a 900 mila euro e inferiori a 50 milioni.
Secondo quanto previsto dalla normativa, le sanzioni pecuniarie amministrative vanno da 5.000 a 10 milioni di euro, oppure fino al 5% di fatturato annuo dell’impresa, a seconda di quali di questi due parametri abbiano l’importo più elevato. Inoltre, la violazione e la persona giuridica responsabile vengono rese pubbliche e le imprese devono correggere le infrazioni contestate.
La struttura degli ESRS: principi trasversali, tematici e settoriali
Gli ESRS si articolano in tre categorie principali:
- principi trasversali (ESRS 1 e ESRS 2): applicabili a tutte le imprese, definiscono le basi della rendicontazione di sostenibilità, inclusi i concetti e le convenzioni redazionali da seguire;
- ESRS 1: fornisce l’architettura e le convenzioni fondamentali per la rendicontazione;
- ESRS 2: stabilisce obblighi generali su governance, strategia, gestione dei rischi e degli impatti;
- standard tematici (ambientali, sociali e di governance): si applicano trasversalmente a tutte le imprese, indipendentemente dal settore;
- standard settoriali: si concentrano su requisiti specifici per ciascun settore, aiutando le aziende a rendicontare aspetti rilevanti in base al proprio campo di attività.
Ambiti di rendicontazione degli ESRS
Il Regolamento suddivide gli obblighi di informativa in quattro principali ambiti di rendicontazione:
- governance (GOV): descrive i processi di governance utilizzati per monitorare e gestire rischi e opportunità in ambito ESG;
- strategia (SBM): dettaglia il modo in cui la strategia aziendale interagisce con questioni di sostenibilità rilevanti;
- gestione di impatti, rischi e opportunità (IRO): copre l’identificazione, la valutazione e la gestione delle questioni rilevanti attraverso azioni e politiche specifiche;
- metriche e obiettivi (MT): descrive le performance dell’azienda, incluso il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.
La rilevanza degli impatti: un focus sulla due diligence
Un aspetto cruciale degli ESRS è la determinazione della rilevanza degli impatti ambientali, sociali e di governance. L’impresa deve valutare non solo gli impatti diretti delle proprie operazioni, ma anche quelli nella catena del valore, sia a monte che a valle.
La rilevanza degli impatti si determina con un’analisi di doppia materialità, concetto introdotto dalla direttiva CSRD. In sostanza, occorre considerare due prospettive:
- Outside-In: l’azienda prende in considerazione i rischi e le opportunità derivanti dalla gestione, corretta o meno, di una determinata tematica ESG e l’impatto che questi potrebbero avere sulla sua performance economica-finanziaria;
- Inside-Out: l’azienda porta l’attenzione agli impatti, positivi e negativi, attuali e potenziali, che la sua gestione nei confronti di una determinata tematica ESG può portare sugli stakeholders.
Un esempio pratico può essere rappresentato da un’impresa produttiva che, nella sua attività, genera significative emissioni in atmosfera. Dal punto di vista della materialità dell’impatto, questo fattore porta a una minaccia per lo sviluppo sostenibile dell’organizzazione. I principali stakeholder interessati sono le comunità locali, i dipendenti e i clienti, “vittime” dell’azione dell’impresa. Dal punto di vista finanziario, emissioni al di sopra della soglia consentita, portano a un impatto economico negativo, causato da un aumento delle spese per la messa in sicurezza di eventuali macchinari e il pagamento di sanzioni. Da questo punto di vista, gli investitori sono i principali stakeholder, in quanto particolarmente interessati al benessere finanziario dell’impresa.
Tramite questa duplice valutazione, è scontato capire come queste due materialità siano estremamente interconnesse tra loro.
Il punto di partenza è la valutazione degli impatti. Un impatto di sostenibilità può essere finanziariamente rilevante fin dall’inizio o diventarlo in seguito, soprattutto a causa dei suoi effetti attuali o probabili sui flussi di cassa, sullo sviluppo, sulla performance e/o sulla posizione nel breve, medio e lungo periodo.
Rilevanza finanziaria degli ESRS: impatto sulle decisioni degli investitori
Gli ESRS introducono anche il concetto di rilevanza finanziaria, considerando le informazioni essenziali per gli investitori. Se un’informazione di sostenibilità è omessa o inaccurata, e questa omissione potrebbe influenzare le decisioni finanziarie, essa è considerata rilevante. La rilevanza finanziaria comprende anche rischi e opportunità che derivano dai rapporti commerciali esterni all’azienda, non limitandosi solo agli aspetti sotto controllo diretto.
Verso una rendicontazione trasparente
Gli ESRS segnano un passo importante verso una rendicontazione trasparente e dettagliata della sostenibilità aziendale in Europa. Con una struttura rigorosa e dettagliata, questi standard permettono alle aziende di dimostrare il loro impegno verso un futuro sostenibile, rafforzando la fiducia degli stakeholder e dei mercati. La trasparenza, al centro di questi nuovi requisiti, diventa uno strumento essenziale per affrontare le sfide ambientali e sociali, consolidando il ruolo della sostenibilità come elemento strategico nella gestione aziendale moderna.




