Decreto Direttoriale 115/2025 e le Linee Guida per la formazione sulla parità di genere
Con il Decreto Direttoriale 115/2025, Ministero del Lavoro e partner istituzionali forniscono un quadro di riferimento per progettare la formazione sulla parità di genere: Linee Guida flessibili, tre tipologie di intervento, attenzione a KPI e UNI/PdR 125:2022. L’obiettivo è accompagnare le imprese—soprattutto PMI—verso percorsi concreti, replicabili e misurabili.
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Tabella dei Contenuti
Cos’è il Decreto Direttoriale 115/2025?
Il Decreto Direttoriale n. 115 del 17 marzo 2025 segna un passo importante nel percorso verso una cultura del lavoro più equa e inclusiva. Il provvedimento è il prodotto di una strategica sinergia interistituzionale che ha coinvolto il Ministero del Lavoro, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Dipartimento per le pari opportunità, le Regioni e il supporto tecnico di INAPP.
Il decreto stabilisce le linee guida per la programmazione e progettazione delle attività di formazione, necessarie per ottenere la certificazione della parità di genere ed ha l’obiettivo di supportare le organizzazioni nel migliorare le loro politiche di genere e garantire un ambiente di lavoro equo.
Queste Linee Guida non rappresentano un requisito preliminare, che incide sulle attività, (e pertanto, le Regioni che stanno già procedendo all’avvio dell’attuazione non devono attenderne l’elaborazione) ma si configurano come uno strumento, non vincolante, alle amministrazioni regionali.
Finalità del decreto
Ma qual è l’obiettivo concreto del Decreto?
- Le linee guida stabilite dal Decreto hanno la finalità di fornire un quadro di supporto alle Regioni nella progettazione ed implementazione delle attività formative necessarie per il conseguimento della certificazione della parità di genere, sulla base di parametri specifici e di contenuti normativi e operativi definiti dalla legge.
Il documento mira a creare un sistema flessibile e condiviso che risponda alle necessità specifiche dei territori e delle imprese, senza essere vincolante. La programmazione delle attività formative deve valorizzare approcci già esistenti, stimolando nuove iniziative per il rafforzamento della cultura di parità di genere all’interno delle organizzazioni.
Cosa introducono le Linee Guida?
Le Linee Guida non introducono nuovi obblighi né sostituiscono regolamenti già esistenti. Al contrario, svolgono un ruolo di accompagnamento tecnico e metodologico, in particolare:
- Traducono la normativa in percorsi formativi esemplificativi e personalizzabili;
- Aiutano a costruire strategie aziendali concrete sulla parità di genere;
- Valorizzano le buone pratiche regionali e settoriali già avviate, favorendo la replicabilità.
Le 3 tipologie di formazione previste
Il cuore delle Linee Guida si concentra su un modello formativo a tre livelli, con complessità crescente, pensato per accompagnare le imprese lungo l’intero percorso di consapevolezza, valutazione e azione.
Formazione Introduttiva
Questa prima fase ha una funzione orientativa e culturale. Serve a:
- Far comprendere il contesto normativo e il funzionamento del sistema di certificazione;
- Evidenziare i vantaggi per l’impresa, in termini di equità interna, produttività, reputazione, ma anche agevolazioni fiscali;
- Spiegare il ruolo delle Consigliere di parità e la governance del processo;
- Offrire una panoramica su temi trasversali come ESG, leadership inclusiva, molestie, gender procurement.
Outcome attesi:
Un primo assessment aziendale e un maggiore livello di consapevolezza organizzativa, in particolare da parte di HR e top management.
Formazione sulle 6 Aree KPI della UNI/PdR 125:2022
Questa seconda tipologia è più tecnica e operativa. Permette di:
- Analizzare le sei aree strategiche della prassi:
- Cultura e strategia,
- Governance,
- Processi HR,
- Inclusione e crescita femminile,
- Equità retributiva,
- Genitorialità e conciliazione;
- Acquisire strumenti pratici per rilevare, misurare e affrontare criticità interne;
- Favorire l’adozione di pratiche e policy coerenti con i requisiti di certificazione.
Outcome attesi:
Capacità di valutare il posizionamento dell’organizzazione rispetto ai KPI, anche in ottica di miglioramento continuo, anche senza intraprendere formalmente il percorso di certificazione.
Formazione sugli Indicatori Specifici
L’ultimo livello è pensato per scendere nel dettaglio tecnico dei singoli KPI, con un focus particolare su:
- Leadership inclusiva e gender balance;
- Politiche e strumenti per il rientro dai congedi;
- Audit interni e monitoraggio dei KPI;
- Redazione dell’informativa annuale.
▶️ Outcome attesi:
L’impresa acquisisce competenze concrete e ruolo-specifiche per rispondere pienamente ai requisiti richiesti dalla norma UNI/PdR 125:2022.
Un framework flessibile, replicabile e su misura
Il decreto promuove un approccio formativo modulare, capace di adattarsi:
- Al livello di governance dell’impresa;
- Alla maturità interna sui temi DEI (Diversity, Equity & Inclusion);
- Alle specificità territoriali e settoriali.
Inoltre, si valorizza la possibilità di integrare la formazione con quella già in corso nei territori, evitando sovrapposizioni e sfruttando le sinergie con progetti già attivi.
La formazione può avvenire in presenza, a distanza (FAD) o in modalità mista, con particolare attenzione alla fruibilità per micro e piccole imprese.
A chi si rivolge e chi può formare
• Con riferimento ai destinatari della formazione, le azioni formative potrebbero essere rivolte in modo prevalente al personale aziendale che si occupa di risorse umane, tra cui in primis i responsabili HR e i manager che si occupano di Diversity, Equity and Inclusion, gli uffici amministrativi, che materialmente dovranno presidiare il processo per l’ottenimento della certificazione.
Modalità attuative suggerite alle Regioni
Il decreto suggerisce tre modalità operative, lasciando flessibilità nella scelta:
- Accordi con Unioncamere per valorizzare la rete delle Camere di Commercio;
- Bandi regionali dedicati per soggetti formatori e progetti di sistema;
- Integrazione con il FSE+, sfruttando fondi strutturali già disponibili.
In tutti i casi, è fortemente raccomandato il coinvolgimento attivo delle Consigliere di parità territoriali.
Le innovazioni di questo decreto
Il Decreto 115/2025 ha un valore strategico perché:
• Integra la formazione con il sistema di certificazione in modo coerente e accessibile;
• Fornisce strumenti pratici per le imprese, anche quelle meno strutturate;
• Rafforza la capacità delle Regioni di investire in politiche di parità realmente trasformative;
• Apre la strada a una parità di genere concreta, misurabile e premiata.
Il Decreto Direttoriale 115/2025 rappresenta un passaggio fondamentale verso la piena operatività della certificazione per la parità di genere in Italia.
Grazie a un approccio modulare, flessibile e replicabile, le imprese non solo possono ottenere un riconoscimento formale, ma avviare un percorso culturale e organizzativo di valore, capace di generare:
- Impatto sociale
- Competitività sostenibile
- Benessere e qualità del lavoro