Negli ultimi anni, l’attenzione verso la sostenibilità aziendale ha registrato una crescita significativa a livello globale. Le imprese non solo devono garantire una gestione efficiente dei propri impatti interni, ma devono anche considerare l’intera catena di approvvigionamento. In questo contesto si inserisce la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), il cui testo finale è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione il 5 luglio 2024 ed è entrata in vigore poco dopo, ovvero il 25 luglio.
Cos’è la CSDDD?
La CSDDD, approvata nel 2023 dal Parlamento Europeo, è una normativa che obbliga le aziende a monitorare e gestire gli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG) lungo tutta la loro supply chain. Questo implica che le imprese dovranno adottare politiche di due diligence per prevenire, mitigare e rimediare ai rischi legati alle loro operazioni, con particolare attenzione agli effetti sul clima e ai diritti umani.
La proposta nasce dall’urgenza di accelerare la transizione verso un’economia più sostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e con i principi delle Nazioni Unite sui diritti umani. Il bisogno di normative più stringenti è emerso dalle evidenze che molte aziende non gestiscono in modo adeguato i rischi ambientali e sociali generati dalle loro attività. La CSDDD è quindi vista come uno strumento per garantire che le imprese non danneggino l’ambiente o i diritti delle persone lungo tutta la catena di produzione.
Ambito di applicazione
Gli Stati membri avranno due anni (quindi entro luglio 2026) per recepire la direttiva secondo determinati criteri, riassunti nel seguente modo:
- a partire dal 26 luglio 2027 saranno coinvolte le imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato superiore ai 1.500 milioni di euro;
- nel 2028 le aziende con oltre 3.000 dipendenti e un fatturato superiore ai 900 milioni di euro;
- nel 2029 verranno coinvolte le imprese più piccole con più di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro.
Sono interessate sia le società madri che le imprese dell’Unione Europea con più di 1.000 dipendenti e un fatturato globale superiore a 450 milioni di euro, ma anche i franchising nell’Unione con un fatturato di più di 80 milioni di euro di cui almeno 22,5 provenienti da diritti di licenza e le imprese e i franchising di paesi terzi che raggiungono le stesse soglie di fatturato nell’UE.
Coloro che non rispetteranno gli obblighi potranno subire sanzioni da parte di un’autorità di controllo, scelta dagli Stati membri, fino al 5% del fatturato netto globale dell’impresa oltre a dover risarcire e rispondere dei danni causati. Entro il 31 marzo 2027, La Commissione Europea adotterà degli atti delegati relativi al contenuto e ai criteri per la rendicontazione.
Come verrà valutata la conformità delle aziende?
Il monitoraggio della conformità alla CSDDD si baserà su diversi strumenti:
- due diligence e reporting: Le aziende saranno tenute a condurre un’accurata due diligence delle proprie operazioni e della supply chain, identificando i rischi e le criticità legate all’ambiente, ai diritti umani e alla governance (ESG). Oltre a identificare e prevenire i rischi, dovranno fornire un reporting dettagliato e trasparente sull’impatto delle loro attività. Questo reporting sarà uno degli strumenti chiave per valutare la conformità, in quanto le aziende saranno obbligate a documentare tutte le azioni intraprese per rispettare la direttiva;
- controlli da parte delle autorità: Le autorità di regolamentazione nazionali avranno il compito di eseguire verifiche periodiche sulle aziende per assicurarsi che queste rispettino le normative della CSDDD. I controlli potrebbero includere l’analisi della documentazione presentata dalle aziende, ispezioni dirette e audit della supply chain per valutare il rispetto delle misure di sostenibilità adottate;
- sanzioni e meccanismi di enforcement: Se un’azienda risulterà non conforme, le autorità avranno il potere di imporre sanzioni pecuniarie, che in alcuni casi potranno raggiungere fino al 5% del fatturato globale. Le sanzioni rappresentano un forte deterrente e sottolineano l’importanza della conformità.
Perché è importante per le aziende
La sfida più grande è data senz’altro dalla gestione della supply chain: le aziende, infatti, devono garantire che i propri fornitori non abbiano impatti negativi su questioni come le emissioni di CO₂, lo sfruttamento del lavoro minorile, i salari minimi non adeguati e la gestione dei rifiuti. PMI e microimprese, dal canto loro, devono farsi trovare preparate per riuscire a rispondere adeguatamente alla relativa informativa sociale e ambientale richiesta. Ciò non deve per forza essere visto in maniera negativa, anzi, potrebbe essere una nuova opportunità di business per PMI e microimprese che potrebbero essere scelte rispetto a fornitori low cost ma con profili di rischio più elevati.
Tra gli altri vantaggi che questa normativa porterà nel lungo termine vi sono una maggiore fiducia da parte dei consumatori e degli investitori; lo sviluppo della consapevolezza circa i propri impatti sull’ambiente e sui diritti umani; l’aumento della capacità di accesso ai finanziamenti; una miglior gestione del rischio.
La CSDDD, in questo senso, rappresenta una leva per le imprese che vogliono essere percepite come leader nella sostenibilità.
Scenari futuri della CSDDD
L’efficacia dei controlli dipenderà dalla capacità delle autorità nazionali di implementare meccanismi di monitoraggio continuo.
Nei prossimi anni, ci si aspetta che la CSDDD evolva e coinvolga un numero sempre maggiore di aziende, compresi settori che attualmente potrebbero non essere inclusi.
Con l’entrata in vigore nel 2026, le imprese dovranno affrontare una serie di sfide operative e strategiche, tra cui la mappatura completa della propria supply chain e l’adozione di sistemi di monitoraggio avanzati per verificare la conformità alle norme.
Inoltre, la crescente importanza della sostenibilità nella regolamentazione europea potrebbe spingere anche altri continenti a implementare normative simili, creando uno standard globale per la sostenibilità aziendale. La CSDDD potrebbe dunque diventare un modello di riferimento per le legislazioni future in materia di sostenibilità e diritti umani.
Prospettive per le aziende
La conformità alla CSDDD richiederà investimenti significativi in termini di risorse e tempo, ma potrebbe portare vantaggi a lungo termine. Le imprese che riusciranno ad allinearsi rapidamente con i principi della direttiva avranno l’opportunità di rafforzare la loro posizione sul mercato e di accrescere la loro competitività. Inoltre, il rispetto delle nuove regole potrà aprire nuove opportunità di business, grazie alla crescente domanda di prodotti e servizi sostenibili.
In conclusione, la direttiva riconosce a livello legislativo e sovranazionale la responsabilità delle imprese nella gestione dei loro impatti sui diritti umani e sul clima, anche quelli connessi alla loro catena del valore.
Fino a questo momento, la grande maggioranza di tali impatti erano noti, ma difficilmente le imprese erano tenute a risponderne. Ora non sarà più ammessa l’assenza di dovuta diligenza da parte di queste ultime nel riconoscerli e prevenirli, anche a loro stessa tutela.




